La preeclampsia è una patologia multisistemica che si sviluppa nella seconda metà della gravidanza. La forma più comune è caratterizzata da ipertensione arteriosa (pressione arteriosa ≥ 140/90) e proteinuria (presenza di proteine nelle urine).
Coinvolge il 2-5% delle gravidanze, in un terzo di questi casi si sviluppa prima della 37° settimana di gravidanza, mentre in due terzi dei casi si presenta oltre la 37° settimana di gravidanza.
Lo sviluppo di preeclampsia comporta un rischio aumentato di complicanze materne e fetali, motivo per cui è importante prevenirla e diagnosticarla precocemente per permettere una tempestiva presa in carico del benessere materno e fetale.
Come si sviluppa la preeclampsia?
L’afflusso di sangue all’utero è garantito dalle arterie uterine; in gravidanza, la richiesta di sangue a livello uterino aumenta, per cui le arterie uterine vanno incontro ad una serie di modificazioni per permettere un maggior afflusso di sangue all’utero e di conseguenza alla placenta. In alcune donne, queste trasformazioni sono meno efficienti, e questo comporta un’alterata placentazione. L’alterata placentazione determina uno stress ossidativo con il rilascio di fattori placentari nel sangue materno che porta ad infiammazione sistemica con le relative conseguenze materne.
Quello che è noto è la presenza di alcune caratteristiche che pongono a maggior rischio di sviluppare preeclampsia.
Tra i fattori anamnestici materni, l’età materna avanzata, un indice di massa corporea elevato, l’appartenenza ad etnie Afro-caraibica e sud-asiatica, la presenza di ipertensione arteriosa preesistente la gravidanza, diabete mellito, alcune patologie autoimmuni, il concepimento mediante tecniche di fecondazione assistita e la storia familiare o personale di preeclampsia, sono tutte condizioni che aumentano il rischio di preeclampsia.
Il rischio di preeclampsia è maggiore nelle donne nullipare (che non hanno mai partorito) rispetto alle donne con una precedente gravidanza non complicata da preeclampsia.
Tra i fattori predittivi di preeclampsia rientrano poi la pressione arteriosa media materna, la valutazione del flusso attraverso le arterie uterine, e il valore di un fattore placentare, il PLGF, prodotto dalla placenta e con importanti funzioni nella corretta formazione della placenta stessa (donne che svilupperanno preeclampsia hanno minori livelli di PLGF).
Conoscendo quali sono i fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia, compito del ginecologo è quello di identificare un gruppo di gravidanze a maggior rischio, che beneficeranno quindi di una gestione volta a prevenire l’insorgenza di questa complicanza. Lo screening può essere eseguito attraverso la valutazione dei fattori anamnestici materni riportati sopra, e questo permette l’individuazione di circa il 60% delle donne che svilupperanno preeclampsia entro la 34° settimana di gravidanza.
Se a questi fattori si aggiunge la valutazione degli altri parametri, ossia pressione arteriosa media, valutazione dell’indice di pulsatilità delle arterie uterine e dosaggio del PLGF, si raggiunge l’individuazione del 90% delle donne che svilupperanno preeclampsia entro la 34° settimana.
Non tutte le donne necessitano però di questo tipo di screening più avanzato, ma sarà il ginecologo che valuterà il singolo caso e proporrà il tipo di test più indicato.



